Ci sono frasi che negli ultimi anni abbiamo imparato a sentire ovunque:
“Crediamo nelle persone.”
“Mettiamo al centro le relazioni.”
“Costruiamo community.”
Parole bellissime, importanti, che ti fanno sentire riconosciuto, quasi gratificato, come se avessi finalmente raggiunto quella consapevolezza professionale che per anni hai inseguito e che pensi di meritare.
Poi però arriva la pratica, ed è lì che, troppo spesso, il castello crolla.
Negli ultimi tempi mi sono trovato davanti a una situazione che mi ha fatto riflettere parecchio:
Sono stato contattato indirettamente da una persona che mi conosce MOLTO bene, con il quale in passato ho collaborato, organizzatore di un grande evento di speech, diffuso su scala mondiale, una realtà il cui scopo è quello di comunicare valori, crescita e collaborazione che, concretamente stava cercando professionisti disposti a lavorare per l’evento GRATUITAMENTE.
E non parlo di studenti alla prima esperienza o di piccoli favori occasionali tra colleghi. Parlo di richieste rivolte anche a professionisti con anni, a volte decenni, di esperienza alle spalle. La parte più assurda non è nemmeno la richiesta in sé. È il fatto che tutto questo venga ormai percepito come normale. Come se il lavoro creativo, strategico o consulenziale fosse qualcosa che si può ottenere “in cambio di visibilità”, networking o presunte opportunità future.
Ma c’è un problema enorme in questa mentalità: il lavoro ha un valore. SEMPRE. Non importa se sei all’inizio o se hai vent’anni di esperienza. Il tempo, le competenze, l’energia e la responsabilità hanno un costo reale. Eppure oggi si sta creando un sistema implicito piuttosto pericoloso: chi accetta di lavorare gratis viene percepito come disponibile, collaborativo, “parte del progetto”.
Chi invece prova semplicemente a dare valore al proprio lavoro rischia di essere considerato difficile, poco flessibile o non allineato. Questo meccanismo è tossico. Perché sposta lentamente il confine di ciò che consideriamo accettabile.
Fare esperienza è importante.
Fare networking è importante.
Collaborare a progetti interessanti è importantissimo.
Ma tutto questo non dovrebbe mai trasformarsi in una normalizzazione dello sfruttamento mascherato da opportunità. Le relazioni professionali sane si costruiscono sul rispetto reciproco. E il rispetto passa anche, e soprattutto, dal riconoscere il valore del lavoro delle persone.
Dire “NO” a una proposta non retribuita non significa essere arroganti o poco collaborativi, significa avere consapevolezza del proprio valore professionale.
Forse è arrivato il momento di iniziare a parlarne in modo più aperto e di introdurre maggiore trasparenza, perché così come oggi esistono recensioni pubbliche per prodotti, servizi e aziende, dovrebbe esistere anche una cultura della responsabilità verso il lavoro degli altri.
Una domanda semplice, ma fondamentale: quanto rispetti davvero il tempo e le competenze delle persone con cui lavori?